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domenica 27 agosto 2017
Dove scorre il Naviglio
La Milano dei “trani” e delle osterie storiche
2 giugno 2014 alle 6:00
Vecchia Osteria
Fino a qualche decennio fa chi a Milano diceva Trani non pensava alla bella città pugliese famosa per la cattedrale romanica di San Nicola, quanto piuttosto alle mescite di vino che ne hanno preso il nome. I vecchi milanesi usavano infatti il termine frani come sinonimo di bettola, osteria, cantina,
ma con una forte venatura plebea. Questo perché il vino di Trani, rosso
e corposo, serviva alle case vinicole per “tagliare” il vino prodotto
al Nord e dargli una maggiore robustezza alcolica. Da trani derivava anche il termine tranatt, cioè “frequentatore abituale di osterie”. Chi non ricorda la canzone di Giorgio Gaber Trani a gogò? Appartiene al periodo dei primi anni Sessanta del grande cantautore milanese, assieme a La ballata del Cerutti Gino,
e descrive in modo ironico ed estremamente veritiero l’atmosfera di
quei locali un po’ malfamati e dei loro clienti nella Milano popolare di
quegli anni:
«Seconda traversa / a sinistra nel viale / ci sta quel locale /
abbastanza per male / che chiamano/ trani a gogò / si passa la sera /
scolando barbera / scolando barbera / nel trani a gogò / c’è un vecchio
barista /dall’aria un po’ triste / che si gratta in testa / poi serve il
caffè / e un toast a me / nel trani a gogò / ci son quattro dischi /
due tanghi una polka / un’antica mazurka / due mosci foxtrot / e il
twist non c’è / nel trani a gogò / si passa la sera / scolando barbera /
nel valpolicella / la vecchia zitella / cerca l’amor / nel trani a
gogò».
“Milano perduta e dimenticata” di Marina Moioli, Newton Compton Editori, pagine 288. Euro 9,90
Se ai tempi del Porta si usava invece il termine boeucc che
significa “buca” ed è tuttora il nome di un antico (e costoso)
ristorante del centro, già nel Seicento e nel Settecento esistevano osterie per carrettieri, altre predilette dai patrioti, altre ancora da artisti che si riunivano a conversare intorno alla braserà (“braciere”),
tutte tenute d’occhio dalla polizia per le risse che spesso si
scatenavano. Nel 1616 un’ordinanza ingiunse a tutti «gli hosti,
tavemari, bettolinari e camere locande di questa città, borghi e corpi
santi» che i boccali per il vino avessero una capacità stabilita per
legge. Nacque così il famoso mezz liter (“mezzo litro”). Una delle osterie storiche più famose è stata certamente la Cassina de’ Pomm (delle
mele), una locanda con mulino del Quattrocento sul Naviglio della
Martesana che nel Settecento fu osteria frequentata perfino da Giacomo Casanova e da Stendhal (che scrisse: «La Cascina delle Mele è il Bois de Boulogne milanese»). In altre, come l’Osteria dei Tre Re o al Rebecchino, gli avventori andavano per ubriacarsi ma anche per giocare a dadi, all’Osteria del Galletto si riuniva la Compagnia della Teppa. Invece alla Nos (la Noce), fuori del dazio di Porta Ticinese, ritrovo della Scapigliatura, Carlo Porta aveva un suo tavolo fisso. Ogni tipo di boecc (termine
toscano che significa “buca” e che testimonia la lunga tradizione di
osti di origine toscana tramandati a Milano) aveva una sua precisa
funzione, perché all’osteria si facevano affari, si beveva e si cantava,
ma si consumavano anche intrighi o si congiurava, si giocava a bocce
(alcune rarissime osterie conservano ancora il campo ondulato “alla
milanese” dove i leggeri rialzi rendevano più difficile il gioco, dato
che la boccia poteva retrocedere o acquistare maggior spinta) e si
fondavano movimenti letterari. Nelle osterie ogni sabet sera riuscivano a convivere brave sartine e navigate prostitute, composti ragionieri e ligera abbonati a San Vittore. Tutti insieme a mangiucchiare pescetti fritti, a bere un quai coss de bagnà e
ad ascoltare il cantastorie di turno. Fu solo grazie alle atmosfere
vagamente surreali delle numerosissime osterie di Milano che potè
nascere, lavorare e assurgere a fama di grande artista quell’Enrico Molaschi, più noto come il Barbapedana, il “menestrello divino”, che morì in povertà alla Baggina nel 1911 lasciando in ricordo al vicino di branda la sua unica ricchezza: il cappello a cilindro con cui si esibiva gratis nei trani e che aveva la coda di uno scoiattolo cucita dietro.
Enzo Jannacci
Cinquant’anni dopo non fu per merito dei bar ma
solo grazie alle osterie frequentate anche da pittori, poeti, scrittori,
cantanti e cabarettisti, che poterono affermarsi personaggi come Enzo Jannacci, Cochi e Renato, Giorgio Gaber, Nanni Svampa, I Gufi e
tutti gli altri grandi “inventori” della risata amara e surreale. Tra
le nebbie dei Navigli primeggiò anche un’osteria in via Ascanio Sforza
27, la Briosca, un locale che risaliva al 1600,
rilevato nel 1968 da Luciano Sada, detto “il Pinza”, ma chiuso nel 1973 a
causa della speculazione edilizia.
Stessa sorte subì il malfamato Praticello di
piazza Belfanti, gestito dal 1886 ai primi anni Settanta dalla famiglia
Invemizzi-Fontana. Frequentato anche da due giovanissimi Cochi e Renato,
fu il più famoso vivaio di cantastorie milanesi, ma anche il luogo più
frequentato dalla “marmaglia” di Porta Ticinese: tutta gente che prima
di imparare a camminare aveva impara a tacà lit.
Expa 09/09 Monterosso Grana Il bosco in un barattolo
Il bosco dei Sarvanot è un sentiero,
accompagnato da disegni e illustrazioni, che abbraccia il paese di
Monterosso Grana, passando tra boschi e prati, protagonista di
diversi appuntamenti della rassegna Expa – Esperienze per persone
appassionate, iniziativa, organizzata dall' Ecomuseo Terra del
Castelmagno, che fino a ottobre continuerà a spostarsi sul
territorio della Valle Grana facendo conoscere luoghi, prodotti e
persone attraverso momenti esperienziali.
Elena
Rosso, una delle persone che ha realizzato il bosco dei Sarvanot,
ideatrice di diversi appuntamenti della rassegna Expa, guiderà,
sabato 9 settembre, le attività de “Il bosco in un barattolo”.
Si tratta di un laboratorio creativo en plein air durante
il quale Elena condurrà i partecipanti nella realizzazione del
proprio bosco personale utilizzando elementi naturali, quali pietre,
foglie e fiori. Il bosco verrà poi racchiuso in un barattolo che
potrà essere portato a casa come testimonianza dell'esperienza
vissuta.
L'attività,
rivolta ad un pubblico adulto, si svolgerà con un numero minimo di 5
partecipanti.
Il
ritrovo è sul piazzale del campeggio Rocca Stella a Monterosso alle
ore 15.00.
Offerta
libera.
Prenotazioni
e informazioni a: expa.terradelcastelmagno@
Aggiornamenti
costanti sui protagonisti di Expa alla pagina Facebook
www.facebook.com/ Ecomuseoterradelcastelmagno/
e sul sito internet www.terradelcastelmagno.it/.
Expa 02-03/09 Pradleves – Monterosso. Vieni a vedere quanto è bella la Valle Grana in bicicletta!
“E'
un'esperienza unica! Io l'ho provata, l'ho provata stamattina,
andando a comperare le trote a Valgrana, e in pochissimo tempo sono
tornata a Monterosso con le trote nello zaino. Credo sia un
potenziale enorme per la nostra vallata e per chiunque voglia un
turismo all'aria aperta e sostenibile...”
Monica è la titolare della trattoria Aquila Nera di Monterosso Grana
ed è una delle ideatrici, insieme ad altri albergatori e ristoratori
locali e ad alcuni accompagnatori turistici, della due giorni,
prevista all'interno della rassegna Expa organizzata
dall'associazione La Cevitou che gestisce l'Ecomuseo Terra del
Castelmagno, dedicata alla scoperta del territorio della Valle Grana
in sella alle biciclette. Protagonista assoluta della giornata di
sabato sarà la bici del momento: l'E-bike a pedalata assistita, un
mezzo efficace per muoversi in modo sostenibile sul territorio e in
grado di rendere alla portata di un pubblico più ampio anche gli
itinerari ciclistici più impegnativi.
Nel corso della giornata sarà possibile noleggiare le e-bike per
effettuare dei tour della durata un'ora circa guidati ed assistiti
dalla professionalità di Roberto Ribero, accompagnatore
naturalistico e guida Accademia Nazionale MTB.
Appuntamento alle 9.00 in piazza Roma a Pradleves. Costo del tour €8
a persona.
Possibilità di pranzare e provare le specialità gastronomiche della
Valle Grana a prezzi convenzionati presso l'albergo ristorante La
Pace di Pradleves (€20 adulti, €15 bambini sotto i 12 anni).
Per la giornata di
domenica sono invece programmati dei tour in bicicletta, ciascuno
della durata di un'ora circa, pensati appositamente per le famiglie,
volti anche a far conoscere le giuste regole di comportamento quando
ci si muove in gruppo. Il ritrovo è alle 9.00 a Monterosso Grana
presso la trattoria Aquila Nera dove i partecipanti verranno accolti
e dove verrà offerta la colazione.
Il costo del tour di
un'ora è di €8 a persona (gratuito bambini). L'attività è
rivolta a adulti e bambini sopra i 7 anni.
Presso la trattoria
Aquila Nera sarà anche possibile pranzare e provare le specialità
gastronomiche della Valle Grana a prezzi convenzionati (€20 adulti,
€15 bambini sotto i 12 anni).
Le attività si
svolgeranno con un numero minimo di 4 partecipanti.
Prenotazione e informazioni a: +39 388 9362 815 oppure
expa.terradelcastelmagno@ gmail.com
Prenotazioni
e informazioni a: expa.terradelcastelmagno@
Aggiornamenti
costanti sui protagonisti di Expa alla pagina Facebook
www.facebook.com/ Ecomuseoterradelcastelmagno/
e sul sito internet www.terradelcastelmagno.it/.
domenica 20 agosto 2017
Violini e mandolini d'oc 28-31 agosto, Pradleves
Chiara e Amelia. Gli eleganti fraseggi del violino e le sonorità tradizionali del mandolino. Il fascino della musica classica e il calore di quella occitana. Immersi nella calma e nella pace della Valle Grana. L'associazione culturale La Cevitou, che gestisce l'Ecomuseo Terra del Castelmagno di Monterosso Grana, propone, nell'ambito della rassegna Expa – Esperienze per persone appassionate, lunedì 28 a giovedì 31 agosto, un affascinante workshop residenziale dedicato all'apprendimento della tecnica di due strumenti musicali: il mandolino e il violino. Il corso si svolgerà presso l'Albergo La Pace di Pradleves.
Protagoniste di questo corso saranno le insegnanti Amelia Saracco (mandolino) e Chiara Cesano (violino).
Amelia, astigiana, diplomata in mandolino presso il Conservatorio C. Pollini di Padova sotto la guida del Maestro U. Orlandi, ha svolto e svolge attività concertistica come solista ed in diversi gruppi strumentali. All'attività artistica ha affiancato anche quella didattica ed è l’ideatrice del progetto mandolino per la metodologia Suzuki. Dal ’93 ha iniziato ad insegnare mandolino applicato alla metodologia Suzuki, diventandone poi Insegnante Formatrice per l’Italia e l’Europa e autrice dei volumi per mandolino. Attualmente è insegnante di mandolino presso alcune scuole del Piemonte e coordina un gruppo strumentale a pizzico di una ventina di giovani musicisti dagli 8 ai 18 anni.
Chiara, diplomata in viola presso il Conservatorio G. F. Ghedini di Cuneo, cresciuta a Sampeyre (Cn), ha cominciato il suo percorso musicale all’età di otto anni con lo studio dell’organetto diatonico, passando poi al violino e alla viola. Attualmente è membro effettivo dei gruppi: Lou Dalfin, Gran Bal Dub e Lou Tapage. All’attività concertistica ha affiancato quella didattica, che svolge da una decina d’anni. A questo riguardo è membro della “Grande Orchestra Occitana” e, nel 2013, ha formato un collettivo musicale, “Violonaires d’Oc”, costituito da suoi allievi violinisti.
Il corso è adatto ad ogni fascia di età e si rivolge sia ai principianti che ai più esperti. Per chi non avesse già a disposizione lo strumento, questo, concordandolo preventivamente, verrà fornito dalle insegnanti. Si tratta di un corso intensivo che impegnerà i partecipanti per tutto il corso della giornata e sarà così strutturato: al mattino le insegnanti illustreranno gli aspetti più teorici relativi all'apprendimento dello strumento (livello base per i principianti e approfondimenti per i più esperti) mentre al pomeriggio avverranno le esercitazioni pratiche. Al termine di ciascuna giornata di studio e esercitazione i partecipanti si esibiranno in brevi dimostrazioni aperte al pubblico e gratuite, con esecuzioni di brani del repertorio classico e di quello occitano. In occasione della serata conclusiva del corso si presenteranno in un concerto finale.
Il costo del solo corso è di €20 (quota assicurativa-associativa esclusa). Il costo del corso abbinato al soggiorno in pensione completa presso l'Albergo La Pace di Pradleves è di €200 a persona.
Per informazioni e prenotazioni:
expa.terradelcastelmagno@gmail.com oppure +39 329 4286 890.
lunedì 3 luglio 2017
Jambon Day - Una giornata alla scoperta del Re dei Crudi
Nel magnifico e suggestivo borgo di Saint-Rhemy un’intera giornata dedicata al “re dei crudi”.
Gli attenti gourmet e i buongustai potranno visitare lo stabilimento di produzione dello Jambon, potranno conoscere i segreti, assistere a delle degustazioni guidate, acquistare e assaggiare il Vda Jambon de Bosses DOP ed infine potranno scoprire i vini e i prodotti valdostani. Il Jambon Day sarà anche un’opportunità per scoprire abbinamenti e sapori da coniugare con il gusto speciale del Jambon de Bosses DOP.
Le cosce di suino, attentamente scelte, vengono preparate e lavorate per diventare “Jambon”. Le cosce vengono massaggiate per far fuoriuscire residui di sangue e siero, poi salate a secco con sale marino, pepe macinato, spezie e un miscuglio di erbe autoctone, sono poi tenute a temperatura controllata, lasciando “lavorare” il sale per 20 giorni.
Dopo il lavaggio e l’asciugatura vengono poste nelle camere di stagionatura, dopo di che si procede con la sugnatura e si completa la stagionatura. Un processo di lavorazione artigianale lungo e prezioso perché racchiude il sapere della tradizione di un intero villaggio. La stagionatura si protrae tra i 12 e i 24 mesi in presenza dei fieni del territorio in un luogo fresco e ventilato in grado di riprodurre l’ambiente tipico dei “rascard”.
Il Re dei crudi in tavola
Lo Chef valdostano Paolo Bertholier vi guida in un pranzo degustazione unico nel panorama enogastronomico prenotazione obbligatoria con posti limitati ai numeri 329.5681315 o 333.6508759
L’Associazione Borghi d’Europa ha inserito la Pro Loco Sain-Rhémy-en-Bosses nei progetti d’informazione della rete internazionale.
Contatti
Pro Loco Saint-Rhémy-en-Bosses
11010 SAINT RHEMY EN BOSSES (AO)-
Telefono:
-
(+39) 333.6508759
-
E-mail: chravoyer@tiscali.it
Saint-Rhémy è il villaggio più importante della conca situata nell'alta valle del Gran San Bernardo e chiamata Bosses, a circa 20 chilometri a nord-est da Aosta.
Storia
Il borgo di Saint-RhémyLa funzione di centro abitato più vicino al colle sul versante alpino meridionale ha caratterizzato Saint-Rhémy nei secoli. Il toponimo latino è Endracinum: in epoca romana sul posto sorgeva un importante mansio a controllo della strada, mentre la villa del dominus Baucius sorgeva poco distante dall'arteria, sulla collina.
Subì le invasioni degli Unni, dei Burgundi, dei Longobardi, dei Carolingi e dei Saraceni, passando di mano in mano tra il VI al X secolo. Secondo la tradizione, durante la dominazione burgunda il re Gontrano, di passaggio per la valle, si fece battezzare da San Remigio arcivescovo di Reims nel 496 d.C., dando quindi il nome al paese.
Saint-Rhémy-en-Bosses è citata nel resoconto dell'itinerario di Sigerico di Canterbury che, attorno al 990 si recò a Roma per ricevere dalle mani del Pontefice Giovanni XV il Pallio; tale percorso nei secoli successivi sarebbe stato chiamato Via Francigena. In particolare la località ne rappresentava la XLVIII tappa (submansio), e fu definita dall'Arcivescovo di Canterbury Sce Remei. Egli vi soggiornò prima di oltrepassare il Colle del Gran San Bernardo.
Monumenti e luoghi d'interesse
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La settecentesca chiesa di San Lorenzo, nella frazione di Saint-Rhémy
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L'ottocentesca chiesa di Saint-Léonard, nell'omonima frazione (capoluogo)
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Accanto alla Chiesa di Saint-Léonard sorge il Castello di Bosses, castello di tipo monoblocco del XIV-XV secolo.
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In località Les Maisons, si trova la casaforte di Chevillien o Chez-Vuillien, che ben conserva una torre cilindrica e una caditoia sul lato est.
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Degno di nota l'antico lavatoio in pietra, con lo stemma dei conti Savin de Bosses.
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Da Saint-Rhémy si può raggiungere il Rifugio Frassati.
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D'estate, si può visitare l'allevamento dei cani di San Bernardo, nei pressi dell'Ospizio di San Bernardo.
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Da Saint-Rhémy si raggiungono con un sentiero le opere del Vallo Alpino; un altro sentiero da Saint-Rhémy porta alla Batteria di Plan Puitz
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