sabato 17 ottobre 2026

Eurovinum - I vini rifermentati in bottiglia : dall’azienda agricola Sergio Moro di Farra di Soligo (TV) all’Azienda agricola Saccomani nei Colli Piacentini

 


 



Sono ormai 20 i produttori della Marca Trevigiana che hanno sottoscritto il disciplinare volontario

Col Fondo Agricolo.

"Ci piacciono le mani - commenta Erik Moro, che con il padre segue l’Azienda Agricola Sergio Moro a Farra di Soligo (TV) -.” Quelle che si sporcano, che affondano nella terra, che selezionano un acino alla volta, che tagliano tralci, che gesticolano, che affettano salumi, che stringono altre mani. Abbiamo scelto di mettere, sotto il nome ColFondo Agricolo, tutte queste mani e quello che fanno per proteggere la tradizione dei rifermentati in bottiglia delle colline trevigiane. Un progetto che unisce i nomi di diciassette viticoltori, e delle rispettive aziende, con l’ambizione di portare lontanissimo – sì, anche sulla Luna – il vino della loro tradizione contadina. Un vino longevo che non ha paura di invecchiare, nemmeno in bottiglia. "


Annota la giornalista Antonella Pianca : “Il frizzante colfondo Batistàra, soprannome con il quale era conosciuta la Famiglia Moro, fa parte del progetto ”Colfondo Agricolo”. Un progetto nato dalla volontà di quattordici vignaioli per salvaguardare e valorizzare i rifermentati in bottiglia, conosciuti anche come vini col fondo, sur lie o sui lieviti. Il prosecco colfondo è il frizzante della tradizione rurale delle colline di Valdobbiadene, Conegliano ed Asolo. I lieviti contenuti nella bottiglia, con i primi tepori primaverili riprendono la fermentazione e, una volta terminata la loro azione, si depositano sul fondo della bottiglia; il vino risulta frizzante, secco e longevo.Una fascetta di colore diverso per ogni annata differenzia le bottiglie rigorosamente chiuse con tappo a corona. Ogni bottiglia, che deriva da uve selezionate dei Colli Trevigiani, è l’autentica interpretazione di ciascun produttore e trasmette la peculiarità del terroir e dell’annata da cui proviene. “Un vino lento, rispettoso del tempo e dei tempi”, che mantiene la tipica fragranza e freschezza di questa tipologia di vino. “Non una bevanda, ma la sublimazione di una vita, quella del vignaiolo”, come testimoniano i vignaioli come Erik, che aderiscono al progetto Colfondo Agricolo.”




Alla ricerca dei vini rifermentati, il viaggio enoico di Borghi d’Europa ci porta nei Colli Piacentini, al progetto costruito con la collaborazione informativa della Strada dei vini e dei sapori dei Colli Piacentini.

“Ci troviamo a Diolo, frazione di Lugagnano val d’Arda. La parte più alta delle nostre terre si trova nella riserva naturale geologica del piacenziano. Sono terre dal colore pacato, sabbiose, ricche di fossili risalenti al periodo del pliocene mediterraneo. I vini rispecchiano il terreno, leggeri nel colore e floreali nell’aroma senza eccesso di tannino e acidità.”


Così inizia il suo racconto Claudia, dell’Azienda Agricola Saccomani che assieme al fratello Luca

propone una viticoltura biologica nei Colli Piacentini.



“Da secoli queste colline sono vitate. I nostri nonni producevano vino per loro e venivano premiati per la magnifica uva da tavola prodotta, oggi rimane solo una piccola parte della tradizionale coltivazione di uva da tavola, e ci si è specializzati nella produzione di vini rifermentati in bottiglia”.


L’iniziativa voluta da Borghi d’Europa nell’ambito del progetto L’Europa delle scienze e della cultura (Patrocinio IAI-Iniziativa adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriativo ionica), in occasione del turno di Presidenza Italiana alla IAI, ha portato alla collaborazione informativa con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini e la Strada del Po.


“Siamo una famiglia, radicata in questo luogo da generazioni- continua Claudia-. Un filo di costa tranquillo e silenzioso immerso tra le prime colline del piacentino. Poche persone spesso amiche, tanta natura che lavora instancabile, animali che immersi nel silenzio ti riconoscono a distanza.

Qui manca la rincorsa alla produzione, al contrario, è un lavoro lento, continuo, di precisione e attesa. Ognuno ha il suo posto, ogni elemento viene rispettato nel suo ruolo e nel suo tempo.


“Siamo convinti che solamente salvaguardando l’ecosistema sarà possibile custodire e tramandare questa terra così come ci è stata consegnata. Lavoriamo secondo i principi della lotta biologica, rispettiamo le api e i nostri asini producono per noi il fertilizzante di cui le nostre vigne necessitano.”


L’Azienda produce soprattutto vini d’annata a rifermentazione naturale in bottiglia, con il solo uso di lieviti indigeni come ci ha insegnato la tradizione di famiglia.




“La rifermentazione in bottiglia – osserva Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d’Europa-, secondo il metodo ancestrale è una tecnica di spumantizzazione artigianale che affonda le sue radici nella tradizione contadina. Questo metodo prevede che il vino venga imbottigliato prima del completamento della fermentazione alcolica, permettendo ai lieviti naturali di completare la fermentazione in bottiglia, producendo così bollicine fini e un leggero deposito di lieviti sul fondo.”

sabato 3 ottobre 2026

L’Agriturismo Bassanine nei Percorsi del Gusto di Borghi d’Europa


L’inserimento di Piacenza nelle iniziative di informazione che accompagnano il turno di Presidenza italiana alla IAI ( Iniziativa Adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), è stato fortemente sostenuto dai giornalisti ‘veronelliani’ di Borghi d’Europa.

L’accordo con la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini e con la Strada del Po, prevede una collaborazione finalizzata ad ‘informare chi informa’ in 10 Paesi europei e 10 Regioni italiane.

 Nel corso degli anni si sono rafforzati i motivi di tale predilezione : le visite a Bobbio, all’Abbazia per la presentazione dei Percorsi Europei della Fede ; gli interventi al Mercato dei Vini Fivi e, successivamente, alla Fiera dei Vini ; gli incontri dei giornalisti ‘veronelliani’ e la condivisione dei Percorsi enoici….

Dal 28 luglio, giorno nel quale sono stati presentati gli obiettivi della Presidenza italiana alla IAI presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è partito il viaggio del gusto di Borghi d’Europa, alla scoperta degli inediti del buon e bello vivere dei Territori inseriti nella rete internazionale.

Fino a maggio 2027 giornalisti e comunicatori visiteranno i borghi e i territori scelti, secondo la logica veronelliana delle visite in incognito.

Insomma un viaggio ricco di spunti e di nuove conoscenze.

L’Agriturismo Bassanine nei Percorsi del Gusto di Borghi d’Europa  >

“Dai ruderi della cascina dei nonni, lasciata disabitata per più di

 vent’anni, nel 2012 nostro papà, costruttore edile, decise di

realizzare un’attività agricola. Adesso che lui è mancato le

Bassanine sono diventate la sua eredità: questo luogo unico, il suo

capolavoro, dove i ricordi e le tradizioni di tre generazioni

continuano a vivere.”

 L’agriturismo ha aperto nel 2013, anno del bicentenario della

nascita di Giuseppe Verdi, e situato nelle terre verdiane piacentine,

rende omaggio al compositore attraverso i nomi delle stanze

 all’interno del quale potete trovare cimeli e riferimenti.

L’agriturismo è immerso nel verde di una campagna tutta da

scoprire, a pochi passi dal fiume Po, raggiungibile in pochi minuti

dall’uscita dell’autostrada di Castelvetro piacentino.

 Ambra ci racconta dei cartelloni delle Opere, dei libretti delle

Opere stesse, con una passione che sa esprimere per bene  la

cultura del luogo.

 “Le Bassanine offrono una location ideale per organizzare il

proprio evento, che si tratti di un matrimonio ma anche di un

Battesimo, di una Comunione o Cresima o di una Cena Aziendale,

 piuttosto che una festa di Laurea. Metteremo a vostra disposizione i

nostri spazi perché il vostro ricevimento sia esattamente come lo avete sempre pensato.”

Ma un altro grande protagonista di queste Terre, lo scrittore

Giovannino Guareschi, ha lasciato una traccia indelebile nei gusti e nelle tradizioni

enogastronomiche di queste contrade.

Il ristorante annesso alla struttura propone una cucina tipica

piacentina con un’offerta stagionale improntata sui prodotti freschi

disponibili.

 “ La nostra cucina si ispira alle tradizioni piacentine. Non possono

mancare i salumi e la torta fritta, le paste fatte in casa, gli

arrosti (oca e faraona),  accompagnati dai vini dei Colli Piacentini e

 da una scelta attenta di vini naturali locali.”

martedì 22 settembre 2026

Aquositas – Le ricette con l’Anguilla del Po dell’Antica Trattoria Cattivelli – Le iniziative di informazione con Borghi d’Europa e la Strada del Po e dei Sapori del Basso Piacentino – Il ‘collegamento’ con l’Anguilla del Sile

 



L’Antica Trattoria Cattivelli propone due ricette con l’Anguilla del Po, nel Percorso d’informazione

che Borghi d’Europa realizza in collaborazione con la Strada del Po e dei Sapori del Basso Piacentino.


Anguilla in umido


Ingredienti per 4 persone:

500 gr di anguilla pulita

100 ml di vino bianco secco

2 scalogni Piacentini medi

Brodo vegetale q.b.

150 gr di piselli

Passata di pomodoro q.b.

Olio extra vergine di oliva, farina q.b.


Procedimento:

Pelate, eviscerate e tagliate in tranci l'anguilla ed infarinatela leggermente. Tritate lo scalogno, fatelo soffriggere con l'olio e aggiungete l'anguilla. Rosolatela leggermente poi sfumatela con il vino bianco e fatelo evaporare, aggiungete la passata di pomodoro, il brodo e i piselli, fate cuocere a fuoco basso per 20/30 minuti eventualmente aggiungendo altro brodo.




Anguilla affumicata



Ingredienti per 4 persone:


1 Anguilla

Zucchero q.b.

Sale q.b.

Alloro

Pepe

Trucioli


Preparazione:

Scegliete una bell'anguilla pulitela, lavatela e apritela a libro eliminando la spina centrale a questo punto tagliatela in tranci di circa 15-20 cm. Preparare la marinatura mischiando uguale quantità di zucchero semolato (o di canna) e di sale con una macinata di pepe (potete anche aggiungere qualche erba aromatica a vostro piacimento come maggiorana o aneto). A questo punto ponete i tranci di anguilla in un contenitore e ricopriteli con la miscela precedentemente preparata e qualche foglia di alloro, riponete il tutto in frigorifero per 12/15 ore in modo che il sale e lo zucchero penetrino nella carne ed estraggano in parte l'acqua (se lo spessore dell'anguilla è maggiore di 2-3 cm dovrete aumentare le ore di marinatura). Il giorno seguente rimuovete l'anguilla dalla marinatura assicurandovi di pulire bene tutta la miscela di sale e zucchero passandola leggermente sotto un filo di acqua fredda, asciugandola con un panno e ponetela su una griglia di misura adatta al tegame in cui metterete i trucioli. Prendete i trucioli per affumicatura (si possono usare diversi tipi di legno come faggio, ciliegio, noce o rovere ma fate attenzione a non scegliere legni resinosi perché producono composti tossici) scaldateli nel tegame che avete scelto e fategli prendere fuoco con un accendino e spegneteli utilizzando un coperchio ora ponete la griglia nel tegame e richiudete subito dopo con carta stagnola assicurandovi di sigillare bene i bordi e ponetevi sopra il coperchio (fate quest'operazione in u luogo aperto o con rapidità per evitare di infondere molto fumo in casa). Lasciate il coperchio chiuso per circa due ore, se volete una nota di affumicato più marcata prolungate il tempo al contrario ritiratela prima. Potete servirla fredda accompagnata da verdure o polenta abbrustolita oppure utilizzarla come base per preparare condimenti per la pasta.


Curiosità:

in passato il prodotto fresco, non conservato (quindi non salato) era riservato solo ai più abbienti, l'anguilla era considerata un pesce molto pregiato e costoso perché resiste molto tempo fuori dall'acqua e poteva arrivare "fresca" (ancora viva) alle corti nobiliari.



L’Anguilla del Po è stata ‘collegata’ con l’Anguilla del Sile (Treviso), all ‘Osteria alla Pasina di Dosson di Casier. “Il nostro ristorante – ci raccontano Nicoletta e Simone-, propone una cucina tradizionale, creativa e ricercata, con piatti sia di carne che di pesce, che varia con le stagioni, spesso a km0: dalle verdure ai funghi, alla carne, al pesce e ai gradevolissimi piatti col radicchio rosso di Treviso. Dolci della casa, lista di vini regionali, nazionali ed esteri.”



venerdì 18 settembre 2026

Borghi della Storia – Il Castello di San Pietro e la Locanda del Re Guerriero nelle Terre Piacentine


Il viaggio del buon e bello vivere che la rete di informazione Borghi d’Europa compie in occasione del turno di Presidenza italiano alla IAI (Iniziativa Adriatico Ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), previlegia le Terre Piacentine, grazie ad una collaborazione informativa con la Strada del Po e dei Sapori della Bassa Piacentina.

Storia, cultura, enogastronomia, ambiente verranno conosciute, valorizzate e raccontate da giornalisti e comunicatori fino a maggio del 2027, per un progetto finalizzato, semplicemente, ad ‘informare chi informa’.

Tutti i luoghi del Piacentino verranno collegati con altri borghi europei e verranno ‘narrati’ nei giornali delle altre terre coinvolte nel cammino delle identità.

“ Non poteva mancare l’incontro con il Castello di San Pietro e la Locanda del Re Guerriero.

“Il Castello di San Pietro, che ricalca perfettamente il tipico schema piacentino dei fortilizi di pianura, offre al visitatore una preziosa e fedele testimonianza di dimora gentilizia quattrocentesca; oggi di proprietà della Famiglia Spaggiari, pur facendo parte fino al 1500 dello Stato Pallavicino, fu dei Malaspina nel dodicesimo secolo e, a partire dal 1405, dei Landi.

Nel 1466 Bianca Maria Visconti, vedova del Duca Francesco Sforza, investì del feudo di San Pietro l’augusta famiglia piacentina dei Barattieri. Al giureconsulto Bartolomeo Barattieri, amante del luogo, si deve la riedificazione dell’edificio tra il 1460 e il 1491, come documenta l’epigrafe su pietra muraria presente ancora oggi nel cortile dei Cavalieri. Nel 1678, per i servizi prestati allo Stato Farnesiano, Ercole e Paolo Emilio Barattieri ottennero dal Duca Ranuccio II il titolo nobiliare di Conte.

Il castello, attorniato da un vasto parco alberato, è disposto su un impianto quadrangolare da cui emergono il mastio e due torrioni rotondi, collocati a difesa del lato nord.

L’austerità dell’esterno è in netta contrapposizione con l’ariosità e la raffinatezza del cortile interno porticato su tre lati, di gusto rinascimentale, che trasforma il castello in un palazzo residenziale; ad ogni arco del porticato a pian terreno corrispondono due archi minori al primo piano; cornici in cotto decorano gli archi, il marcapiano e il sottotetto; il pianterreno ha il soffitto in muratura, mentre quello del loggiato presenta travi lignee; nella stanza del corpo di guardia una doppia porta in diagonale si apre sulla prigione, in cui sono ancora visibili i ceppi a cui venivano legati i prigionieri.

Nei sotterranei del castello originariamente erano collocate le cucine, le lavanderie e le cantine; è ancora presente la ghiacciaia che veniva riempita di neve dalla botola sul soffitto, mentre la pavimentazione a lisca di pesce permetteva di convogliare l’acqua della neve sciolta verso il centro, dove veniva assorbita da un pozzo a perdere.

Al primo piano, secondo il gusto rinascimentale, tutte le sale sono decorate da pitture e camini e si aprono sul grande loggiato; la parte più antica ed emblematica del piano nobile, il mastio, ospita da sempre la camera da letto del Conte.

Il Castello di San Pietro in Cerro ha la particolarità di avere due saloni d’onore, una caratteristica anomala dovuta a liti di primogenitura tra gli eredi maschi della famiglia Barattieri, che suddivisero il castello in due parti abitate dai discendenti dei due rami dell’antica famiglia.

L’attuale proprietario, Franco Spaggiari, mecenate e appassionato d’arte, dopo l’acquisto dell’immobile ha intrapreso un importante intervento di restauro volto a restituire al complesso l’aspetto originario; l’azione conservativa, protrattasi per oltre quindici anni, ha portato il Castello di San Pietro a vincere il Premio “Piero Gazzola” per il miglior Restauro del Patrimonio Monumentale Piacentino nel 2016.”

La Locanda del Re Guerriero è un edificio storico di fondazione medievale, già documentato sulle carte topografiche a partire dal 1720; era l’antico ricovero delle carrozze e l’abituro di cocchieri che prestavano servizio presso la corte del Castello di San Pietro.

Oggi, dopo un attento restauro, la Locanda del Re Guerriero offre la possibilità di trascorrere un soggiorno rilassante, durante il quale ascoltare il dolce suono del silenzio, avvolti da un’atmosfera di bellezza. I dintorni offrono un territorio autentico ed affascinante da scoprire attraverso escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo, per riappropriarsi di suggestioni che la frenetica vita di tutti i giorni ci ha ormai fatto dimenticare.

mercoledì 16 settembre 2026

Dal Pastificio Suma – Orecchiette con cima di rapa : una autentica delizia pugliese, per i percorsi del gusto di Borghi d’Europa

Posted on settembre 16, 2026

“Classico piatto rustico – osserva Arcangelo Suma-, le orecchiette con cime di rapa offrono un profilo gustativo unico, frutto di un’armoniosa combinazione di sapori decisi. Ispirato al tradizionale contorno di cime di rapa scottate in padella, questo piatto semplice ma soddisfacente, delizierà sicuramente le tue papille gustative. “

Annota Giallo Zafferano ;

“Le orecchiette con le cime di rapa, chiamate anche “recchitelle” o “strascinati”, sono uno dei piatti tipici più rappresentativi della Puglia, in special modo della provincia di Bari, sena dubbio una delle più amate ricette con le cime di rapa. Questo primo piatto si prepara in tutta la regione, anche con accompagnamenti diversi dalle cime di rapa come per esempio broccoli o sugo di pomodoro. Il segreto di questo piatto sta proprio nella cottura ottimale delle verdure con la pasta, l’esperienza e la conoscenza delle materie prime consentono di ottenere un piatto perfetto…. Le orecchiette con le cime di rapa sono un piatto della tradizione contadina, semplice ma con un gusto unico .”

Ingredienti

• 400 g di orecchiette

• 1 kg di cime di rapa, pulite e tagliate a pezzi

• 3 spicchi d’aglio, tritati

• Peperoncino rosso, tritato

(a piacere, per un tocco piccante)

• Olio d’oliva extra vergine • Sale q.b.

• Pecorino grattugiato (facoltativo, per servire)

Procedimento

In una pentola capiente, porta a ebollizione abbondante acqua salata. Aggiungi le cime di rapa e cuoci fino a quando sono tenere, circa 5-7 minuti. Scolale e mettile da parte.

Nella stessa pentola, aggiungi le orecchiette all’acqua bollente e cuoci seguendo le istruzioni sulla confezione per ottenere una cottura al dente.

Mentre le orecchiette cuociono, in una padella grande, scalda un po’ di olio d’oliva a fuoco medio. Aggiungi l’aglio tritato e il peperoncino (se lo stai usando) e fai soffriggere per un paio di minuti.

Aggiungi le cime di rapa scolate nella padella con aglio e peperoncino. Saltale per alcuni minuti in modo che assorbano i sapori.

Quando le orecchiette sono pronte, scolale e aggiungile alla padella con le cime di rapa. Mescola bene in modo che la pasta sia ben condita con le cime di rapa.

venerdì 11 settembre 2026

La pasta di Valentina e Massimo (PAT, Pastai di antiche tradizioni) e i progetti europei di valorizzazione delle Terre Piacentine


Dall’incontro di Massimo e Valentina nasce trent’anni orsono PAT, Pastai di Antica Tradizione

a Monticelli d’Ongina, nel piacentino.

Massimo ha una esperienza di oltre quarant’anni : nel 1989 aveva iniziato aprendo un negozio di generi alimentari.

Valentina, creativa ed irrequieta, è sempre alla ricerca dello spunto innovativo.

“Abbiamo iniziato questo percorso trent’anni fa, per noi è significato aver toccato con mano l’evoluzione di tecniche e gusti, mantenendo sempre vivo il legame con la qualità e l’autenticità dei sapori. Siamo pastai di antica tradizione di pasta fresca all’uovo e ripiena, siamo i custodi di un’eredità culinaria che affonda le radici nella storia delle regioni italiane, in particolare tra le province di Piacenza e Lombardia. Gli artigiani della pasta, con le loro mani esperte, danno vita a capolavori gastronomici come gli anolini piacentini, un tipo di pasta ripiena che si tramanda di generazione in generazione.”

L’inizio nella cucina di casa come laboratorio : la consapevolezza che i raviolo assaggiati in giro

semplicemente non erano buoni…. la voglia di fare….

“ La nostra azienda offre prodotti artigianali curati nei minimi dettagli come da tradizione.

– Pasta fresca all’uovo in vari formati.

– Pasta ripiena di carne o ricotta della cucina piacentina

– Pasta ripiena della cucina lombarda e piemontese

– Gnocchi di patate e i tipici Pisarei

– Specialità stagionali

Valentina predilige il tortello con la coda, Massimo il raviolo al brasato.

“Tortelli con la Coda, Pasta all’uovo ripiena concepiti con Farina di grano tenero tipo 00, semola di grano duro, uova; il RIPIENO con ricotta di latte vaccino, spinaci, formaggio grattugiato, fiocco di patate, sale e spezie “

“Ravioli di Brasato Pasta all’uovo ripiena della Tradizione Piacentina e Lodigiana concepito con Farina di grano tenero tipo 00, semola di grano duro, uova past. RIPIENO: Brasato di carne bovina fresca, formaggio grattugiato, vino rosso, carote, sedano, cipolle, sale”

La pasta ripiena è un classico della cucina italiana, che celebra la stagionalità degli ingredienti per un sapore autentico e ricco. Asparagi primaverili, ortiche dal gusto deciso, zucca dolce autunnale e funghi porcini, ognuno porta la propria nota distintiva al piatto. Immagina dei ravioli di zucca e funghi porcini, cremosi e facili da preparare, perfetti per un pranzo domenicale. Oppure dei ravioli con un ripieno di asparagi, semplicemente deliziosi, che catturano l’essenza della primavera in ogni boccone.

Le Specialità:

Prodotti stagionali:

– Asparagi

– Zucca

– Carciofi

– Radicchio

– Funghi Porcini

– Ortiche

Formati:

Il cliente può scegliere il tipo di formato di pasta tra quelli disponibili e potrà personalizzarlo in base alle sue esigenze, con i ripieni dei prodotti stagionali.

I giornalisti di Borghi d’Europa hanno inserito PAT nel percorso del gusto che racconta l’anno

di Presidenza Italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale internazionale), nel quadro del progetto L’Europa delle scienze e della cultura.

Le creazioni artigianali di Valentina e Massimo accompagneranno il viaggio del gusto che Borghi

d’Europa sviluppa in collaborazione con la Strada del Po e e dei Sapori della Bassa Piacentina.

Così va bene !

giovedì 10 settembre 2026

Lungo la Strada del Po – Alla Trattoria La Verdiana, per scoprire la Storia e le storie

 


“ Per pochi metri – commenta Fabio, nume tutelare della Trattoria La Verdiana di Sant’Agata, la nostra attività ‘cade’ nella provincia di Piacenza. A 300 metri vi è la Villa di Giuseppe Verdi, che verrà riaperta dopo i necessari lavori di restauro “.

Fabio ricorda la gestione familiare, la collaborazione della moglie Loredana e del fratello Mario che grazie alla frequentazione dei corsi per diventare sommelier, ha abbracciato questa antica professione.

I giornalisti di Borghi d’Europa sono giunti a ‘La Verdiana’ grazie al progetto di collaborazione informativa con la Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina, in occasione del turno di Presidenza Italiana alla IAI (Iniziativa adriatico ionica, Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale), che si concluderà nel maggio 2027.

“ Certamente una buona occasione per valorizzare e far conoscere la cucina e le delizie di un Territorio affascinante – osserva Renzo Lupatin, giornalista e presidente di Borghi d’Europa-”.

Peschiamo da una recensione : “Il servizio è buono, la bottiglia di vino scelta era eccellente, buono l’antipasto di salumi tipici ma assolutamente da provare i tortelli alla Verdi ripieni di spalla cotta, ricotta e profumati al tartufo, eccezionali ! L’ambiente è vecchio stile ma mi è piaciuto.”

Se arrivate alla Trattoria Verdiana con la fretta che vi accompagna, sbagliate l’indirizzo di gola ! I piatti vengono preparati ad arte, con cura, nel rispetto profondo degli alimenti utilizzati.

Siamo in un paradiso, dove il tempo è giustamente piegato alle necessità del gusto.

Immaginiamo le carni della faraona, morbide, grazie alla cucina in casseruola o il baccalà con pomodoro e olive, la carne d’anatra o l’estrema varietà dei dolci, dal Latte in piedi al gelato fior di latte…. Il tutto accompagnato dai vini dei Colli Piacentini o del Parmense (magari un buon bicchiere di fortana Bergamaschi….).

Ma questi accenni enogastronomici troveranno la loro naturale composizione nel viaggio del gusto in più soste che i giornalisti di Borghi d’Europa compiranno fino a maggio 2027, con l’impegno di raccontare con briosità la cucina di Famiglia.

La Verdiana è stata una scoperta di valore.

Adesso la parola passa alla cucina e ai suoi tempi senza tempo !